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REM(A)INDERS
东方视觉 loker
2010年04月10日 23:38:48

REM(A)INDERS
 
GALLERIACONTINUA / BEIJING
10 aprile – 29 agosto 2010
 
 
 
Galleria Continua è lieta di presentare negli spazi espositivi di Pechino la mostra collettiva REM(A)INDERS. La mostra raccoglie alcune delle personalità di maggior rilievo del panorama artistico internazionale: Ai Weiwei, Subodh Gupta, Liu Jianhua, Michelangelo Pistoletto, Sun Yuan & Peng Yu, Pascale Marthine Tayou, Nari Ward, Zhuang Hui & Dan’Er.
 
La rosa di artisti selezionati per questa mostra mette a confronto autori provenienti da diverse parti del mondo (Italia, Cina, Stati Uniti, Camerun, India), eterogenei anche in termini di generazione d’appartenenza e di formazione. I temi su cui sono invitati a riflettere e ad esprimersi sono celati nel gioco di parole che dà il titolo alla mostra. Rem(a)inders si compone di due vocaboli: remainders, letteralmente “resti”, e reminders “ricordi”. Il primo termine evoca tutto ciò che in qualche modo ha esaurito il suo ciclo, oggetti in disuso, materiali considerati poco nobili, non sufficientemente interessanti o seducenti. Il secondo termine, Reminders, conduce al terreno della memoria, del trascorrere del tempo, del ricordo che preserva il passato ma anche del gesto che porta l’attenzione su un elemento, un attimo, un’azione, un qualcosa di piccolo e marginale ma comunque degno di non essere dimenticato.
La prospettiva lungo la quale si muove il percorso espositivo evidenzia come il processo artistico messo in atto da questi autori sia in grado di restituire nuova vita e nuovo significato ad oggetti e materiali comunemente considerati senza valore, scarti. Nella metamorfosi dell’atto creativo mutano i luoghi del ricordare; gli spazi e gli oggetti domestici del nostro vivere quotidiano diventano i soggetti di un’opera che racconta nuove storie. L’accatastamento, la scomposizione e ricomposizione dell'oggetto diviene così metafora dei movimenti entropici ed evolutivi. La raccolta dell’objet trouvé si oppone ai tentativi di rimozione psicologica e all'oblio a cui pareva destinato. La rilettura delle scorie lasciate dalla società dei consumi e lo scorrere del tempo sono dunque il frutto di uno scavo archeologico (di un’ipotetica “archeologia del futuro”) e psicologico che trascende il mondo della pura rappresentazione.
 
L’arte per Ai Weiwei (Pechino 1957, vive e lavora Pechino, Cina) è un “gioco d’intelligenza” che lo porta a sperimentare differenti forme espressive muovendosi liberamente tra passato e presente, tra risorse culturali storiche ed attuali. La pratica artistica di Ai Weiwei gioca sulla demolizione dei simboli e sulla conseguente determinazione di nuovi significati. In questo modo l’artista scompone gli oggetti e li ricompone dando vita a nuove forme a cui attribuire connotazioni diverse da quelle originali, come nell’opera che propone per Rem(a)inders. La sua installazione 《》 è composta da numerose bicliclette chiamate “per sempre” (Yong Jiu Pai), che oggi non vengono più prodotte. Il loro stile classico e la comoda struttura ricorda il passato. L’artista ha tagliato ogni bicicletta in pezzettini da 5 cm e li ha ammassati creando un cumulo nello spazio della galleria. Questa installazione è lontana dalla visione spettacolare di quella “marea di biciclette” fissata nella memoria della sua generazione. Nelle sue installazioni con biciclette, l’artista inizialmente era più attento alle variazioni delle forme e, partendo da questo presupposto, riassemblava gli oggetti. Qui l’oggetto è stato frammentato e sminuzzato. L’intento è quello di risvegliare l’interesse per la storia attraverso gli oggetti puramente materiali. Qualcosa può rimanere nella memoria, ma in sè, ogni cosa ha la propria storia che non può essere superata. Le opere di Ai Weiwei manifestano la massima tensione anche nella loro immobilità, senza ulteriori spiegazioni, e gli spettatori rimangono con la sensazione opprimente data dall’accumulo della storia.
 
Subodh Gupta (Khagaul 1964, vive e lavora a New Delhi, India) è una figura emblematica dell’arte contemporanea indiana. Attraverso le sue pitture, sculture, installazioni e video, l’artista riflette sui rapporti tra l’arcaismo e le fantasie di modernità alle quali aspira la società. Oggetti di uso quotidiano si trasformano nelle sue opere in allegorie di una società in accelerata trasformazione dove si uniscono, senza sosta, radici tradizionali e desideri modernisti. In questa mostra Subodh Gupta presenta una serie di nuovi dipinti i cui soggetti, resti di cibo e di tavole imbandite, rendono visibilmente omaggio al paese che in questa occasione lo ospita. Definite attraverso uno stile realistico e colori netti e accesi, queste nature morte vengono esibite dall’artista incastonate in ricche cornici dal sapore cinquecentesco.
 
La ceramica e la porcellana sono i materiali con cui Liu Jianhua (Ji'an 1962, vive e lavora a Shanghai, Cina) predilige lavorare; materiali apparentemente resistenti ma, in realtà estremamente fragili. E’ proprio questa dualità, tra apparenza e sostanza, il motivo per cui l’artista ha scelto di utilizzare questi materiali che vantano una lunga tradizione artistica in Cina. Con l’opera che realizza per Rem(a)inders Liu Jianhua ripercorre la storia e giunge nella provincia dello Jiangxi, a Jingdezhen, luogo estremamente noto per la produzione di raffinate porcellane di assoluta perfezione visiva. Jingdezhen è infatti il simbolo della bellezza e solidità concettuale, morale e storica del paese. L’attenzione dell’artista non si concentra però sulla produzione bensì sul recupero di ciò che è stato scartato. L’oggetto mal realizzato e imperfetto, l’oggetto “diverso”, nelle mani dell’artista, acquisisce un nuovo significato, riconquistando un valore estetico, concettuale, ma soprattutto morale.
 
Anche uno dei massimi esponenti del’Arte Povera, Michelangelo Pistoletto (Biella 1933, vive e lavora a Biella, Italia), per questa mostra realizza una nuova opera simbolo di una realtà relativa e in divenire dove, ineluttabilmente, tutto scorre, si trasforma e passa. La scultura si compone dell’immobile e statuaria figura di un Buddha a cui si contrappone la profusione disparata di un cumulo di stracci e di vecchi oggetti elettronici. L’opera gioca sui contrasti di struttura, consistenza, colore e tattilità. I tessuti trattengono effettivamente l’impronta e la memoria di chi li ha usati, toccati, vissuti. È l’esuberanza concreta del reale contro il “bello ideale”, fuori dal tempo.
 
Sun Yuan & Peng Yu (Beijing 1972 e Heilongjiang 1974, vivono e lavorano a Pechino, Cina) sono considerati, grazie ad un innato estremismo espressivo, artisti spregiudicatamente concettuali. Così controversi da essere continuamente a rischio di forti reazioni da parte del loro stesso governo, oltre che del loro intorno culturale. L’opera realizzata per questa mostra vuole infondere negli spettatori un forte senso di opressione, per loro ormai abituale e metabolizzato con lucidità e disincanto. Gli artisti applicheranno alla loro Jeep una sirena della polizia e continueranno ad utilizzare l’automobile con normalità, quotidianamente, invertendo così i ruoli del represso e del potente, in un atto performativo provocatorio nei confronti del sistema. Una volta che la loro azione sarà interrotta dall’intervento delle forze dell’ordine, la Jeep sarà privata della sua componente equivoca, la sirena, cessando di esistere come opera d’arte e diventando, a quel punto, uno scarto senza valore. “Secret” è il secondo progetto esposto in occasione della mostra, un’opera tutt’ora incompleta e provocatoria, testimonianza retorica di una società consumista incapace di recepire il significato primo dell’arte, al di là del valore intrinseco ad essa attribuito.
 
Pascale Marthine Tayou (Camerun 1967, vive e lavora a Gent, Belgio) riutilizza oggetti esistenti, i rifiuti della società che ricicla al fine di offrire una seconda vita poetica alle cose, interrogandosi così sull’idea di decomposizione/ricomposizione. L’oggetto protagonista dell’opera che concepisce per Rem(a)inders è il sacchetto di plastica: comuni sacchetti colorati ancorati ad un albero come a formarne la chioma. Il sacchetto di plastica è un elemento popolare che appartiene a tutto il mondo, attraversa le frontiere, è qualcosa di universale nella sua utilità e inutilità. A Tayou interessa sia per la sua qualità di oggetto in perenne transito, sia per la sua paradossale duplice funzione: ora di oggetto borghese ora proletario. E’ borghese quando viene utilizzato per contenere il prodotto acquistato, diventa proletario quando svuotato del suo contenuto. “E’ l’inutilità, il contenuto del niente, il niente al servizio del pieno” come lo definisce l’artista.
 
La poetica della rovina, dello scarto e dell’usurato è la cifra distintiva del lavoro del giamaicano Nari Ward (Saint Andre1963, si trasferisce adolescente ad Harlem, New York dove tutt’oggi vive e lavora). Una concezione quasi 'animistica' del detrito emerge nella sua opera. A mani nude, Ward rovista nella discarica dell'indifferenza. Mosso da un profondo senso religioso rievoca nella raccolta degli oggetti presenze e storie legate a paure o sentimenti atavici (la vita, la morte, il trapasso, il dolore, la gioia, andando all'origine delle ragioni stesse dell'esistenza). Intesse inedite trame narrative, riabilita la materia infondendovi nuova spiritualità. Gli oggetti che Nari Ward utilizza per le sue opere risultano carichi di storie e di memorie ed esprimono inoltre prossimità, contingenza e transitorietà. Dotati di una forte fisicità e di un'intensa risonanza emotiva, parlano di noi come si evince dalle due opere che presenta in questa occasione espositiva: un lavoro site specific e un’installazione, China IDLE. Quest’ultima si presenta come una sorta di totem composto da frammenti di scarpe usate e pneumatici consumati.
 
Zhuang Hui (Yumen 1963, vive e lavora a Pechino) ricorrono, nelle loro opere, a varie risorse espressive, come installazioni in larga scala, fotografia, pittura e perfomance, dando dimostrazione di un’attuale fusione tra finzione e realtà e riflettendo profondamente sulle apparenze, sul quotidiano e sulla banalità del pensiero comune, sostenendo infine, un’aperta critica ad una società gravemente impoverita di spiritualità. Il corpus di opere in mostra è stato appositamente concepito per questa occasione ed è stato realizzato insieme a Dan’Er (nata nella provincia dello Shanbei nel 1983, vive e lavora a Pechino), un’artista con cui Zhuang ha collaborato per diversi importanti progetti dal 2006. Trucioli e scarti di lavorazione del legno, solitamente calpestati e ignorati, diventano in questo caso i soggetti principali dell’installazione. Ingranditi fino a dimensioni irreali si trasformano in sculture inconsuete e armoniose. Attraverso cadenze compositive di matrice minimalista Zhuang Hui & Dan’Er mettono in atto non solo un processo di estetizzazione, ma anche di intellettualizzazione.


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